19 apr 2015
street food palermo

Street Food Palermo: manifestazioni di folklore

Street Food Palermo: cronache di un palermitano.

Di Emanuele Messina

Street Food a Palermo? Mentre crollando un pilone dell’autostrada si avverava il sogno di alcuni tifosi, ovvero quello di separare la Sicilia in due parti, a Palermo si organizzavano i Festival sulle “cose tipiche da mangiare in mezzo alla strada”. Vi può sembrare strano, ma questa è la corretta definizione di “street food”, termine che in questi giorni ha contribuito a creare una psicosi collettiva legata al cibo buono e tradizionale e ha continuato a svelare le scarse capacità organizzative del Comune.

Da quando in Italia è diventato di moda utilizzare parole inglesi per indicare cose che già sapevamo come chiamare, una buona fetta di popolazione sembra ritrovarsi davanti a novità e innovazioni mai viste prima, ma per non passare per scemi, cercano il modo di adeguarsi.
Nel momento in cui “Fammi sapere che ne pensi” diventa “Dammi un feedback”, le risposte da dare sono due:
1) “Vuoi un feedback? Aspetta che qui non ce l’ho, vediamo quando torno a casa, magari è lì e domani te lo porto. Se non lo trovo comunque ti faccio sapere, magari l’ho lasciato in macchina…
Oppure:
2) “Certamente, ti farò sapere a breve
Per non passare come dei cavernicoli che vedono per la prima volta un’aspirapolvere, molti quindi camuffano stupore e incertezza, convincendosi di essere davanti ad una grande novità.

Da quando è uscita la classifica delle “Capitali dello street food mondiale” e Palermo è stata la prima fra le città europee, questa parola, mai sentita prima, è diventata uno slogan bellissimo e adatto a tutte le occasioni. Sono poi arrivati i programmi televisivi, i libri e i proclami politici a farci scoprire che pane e panelle, sfincione, pane con la milza, frittola, mussu & carcagnola e tutti i loro stupendi amichetti, rientravano nella fantasmagorica categoria dello street food.

A Palermo comunque da millenni si mangiano in mezzo alla strada cose buonissime e per alcuni “strane”, ma nessuno ha mai sentito parlare di questa definizione. Possiamo ritrovare nella nostra storia alcune importanti testimonianze dell’importanza del cibo per lo sviluppo della terra siciliana. Ad esempio i primi emigranti Fenici, giunsero in Sicilia perché nella loro terra natia si mangiava solo Kebab e iniziavano a soffrire di trigliceridi alti e colesterolo. Il mito narra poi che i poeti greci e romani si ispirassero alla Musa, mentre quelli siciliani alle Meusa, con risultati in termini di opere letterarie sicuramente differenti: i primi producevano poesie leggere, classiche e romantiche, i secondi molto più gustose, fritte e piene di olio. I Normanni intanto che si erano rotti le palle di mangiare sempre Fish&Chips e panini del McDonald’s, decisero di spostarsi al sud. Palermo araba era invasa dai kebabbari, ma i Normanni organizzarono festival ed eventi per riportare il cibo tradizionale al suo attuale splendore. Ruggero II divenne così Rocky, dando il vita a una dinastia nota ancora oggi e sacra protettrice del pane con la milza.

A distanza di secoli, la Palermo del 2015, è un tripudio di bancarelle, lapini e profumi come lo è sempre stata. Inutile dire quante cose buone da mangiare ci sono continuamente in giro, basta sapere dove cercare e da chi andare; fra centro storico, borgate e periferie si mangia bene davvero ovunque.

Visto il grande successo internazionale dello Street Food e la quantità di prodotti che sa offrire la città, il Comune per le giornate di Sabato e Domenica, ha organizzato lo Street Food Festival a Piazza San Domenico. Nei giorni precedenti, su internet venivano omaggiati dei coupon per le degustazioni gratuite, ma questi sono finiti subito. Seguendo la moda dei “Click day” del Piano Giovani, hanno attivato delle giornate dove 50 coupon venivano esauriti in 30 secondi: effetti paragonabili solo a un ipotetico concerto per la reunion dei Pink Floyd. Questo però era segno che la psicosi collettiva stava prendendo piede. In questi giorni di spot televisivi, cartelloni e articoli di giornale, il pensiero del palermitano medio diventava “Ma che minchia è stu streed food? Ma non sono panelle e pani ca meusa? Ma può essere che li regalano? Ma quindi si mangerà un bordello”. La curiosità e la psicosi è montata così tanto, che un sabato sera normale, ha invece costretto centinaia di famiglie a uscire per strada nel tentativo di andare a vedere questo Festival dello Street Food. I vigili urbani, hanno così deciso di organizzare un Flash Mob in Via Roma chiudendola al traffico senza dirlo a nessuno e creando una fila di macchine che arrivava almeno fino alla Stazione Centrale. Intanto l’evento era organizzato a Piazza San Domenico, location bellissima, ma diventata presto invivibile. Pensate che la piazza è un grande quadrato con al centro una colonna che occupa quasi metà dello spazio totale. Se tutto attorno mettete gli stand per le cose da mangiare, lo spazio che rimane per la vivibilità diventa ridottissimo. Considerando poi come il festival era ad elevata attrazione di “manciatari” (termine anglosassone che identifica una community dedita assiduamente al cibo), la situazione è stata presto impraticabile. La gente era giunta lì convinta di poter mangiare quello che voleva e quanto voleva; quando però ha iniziato a capire quanto fosse complicata la situazione, ha iniziato a distribuirsi in tutto il centro storico in cerca di cibo tipico. I più furbi sono stati quindi gli abusivi della vicina Vucciria, che, senza pagare gli stand al Comune, si sono ritrovati centinaia e centinaia di clienti in preda alla psicosi di mangiare come i pazzi tutto quello che gli ricordava la tradizione palermitana. Stessa situazione alla Focacceria San Francesco o da Franco ù vastiddaru con file kilometriche che arrivavano fino alla strada.

E mentre nel traffico la gente bestemmiava e non capiva che succedeva (una signora in macchina diceva “forse c’è lo sciopero”), al McDonald’s si regalavano gli Happy Meal e al Burger King si organizzavano spettacoli di spogliarelliste. Le mamme intanto sostituivano ai ciucci dei bambini le stecche di stigghiole e si registravano casi di rotolamento fino a mare di cani della Vucciria che, mangiando oltre 30 kili di milza l’uno, avevano assunto la forma sferica.
Lo street food per una sera regna su tutti gli altri cibi, con un evento che, trasformandosi in un grande casino, si è esteso a tutto il centro storico. In una situazione che sembrava un mix fra il festino di Santa Rosalia, uno scenario apocalittico e una sfida a mangiare solo cose tipiche, si è consumato un sabato sera nel delirio totale e nell’indigestione collettiva.

Giunti quindi alla domenica, una strana nebbia causata da alitosi da milza e sfincione avvolge la città. In 24 ore sono triplicati i consumi di effervescente Brioschi e Biochetasi mentre si registrano segnalazioni di molecole di trigliceridi grosse quanto palle da tennis. In attesa di un’altra serata di “psicosi manciataria”, il palermitano si sveglia dal suo torpore quotidiano con la consapevolezza di vivere in una città con problemi giganteschi, ma dove si mangia davvero bene. E per nostra fortuna e sfortuna i disagi e le prelibatezze che ritroviamo in un festival di due giorni, le viviamo quotidianamente e tutti i giorni dell’anno, senza neanche sforzarci tanto di cercare in giro o di provare, per una volta, a fare di meglio.

Fonte: “Quando i palermitani capirono cos’è lo Street Food” – blog nuemex

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Comments

  • linda
    20 aprile 2015 Rispondi

    L’altra metà dello spazio era occupato da un palco bellissimo, attrezzatissimo, tanto grande quanto inutile visto che e’ rimasto vuoto per troppo tempo quando avrebbe potuto ospitare musica e performance di artisti per ispirazione vicini alla dimensione popolare e “di strada” di Palermo (molto più dei jazzisti e delle danzatrici del ventre) che avrebbero fatto da cornice ad una manifestazione in generale male organizzata

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