09 mag 2015
Sicilia nel 2015 Palermo Catania

Palermo Catania | Attraversare la Sicilia nel 2015: l’accesso in Paradiso

Attraversare la Sicilia nel 2015, la Palermo Catania, è un’impresa mastodontica

Questo post è abbastanza lungo…ma ne vale sicuramente la pena.
Un’altra perla del fantasioso palermitanoEmanuele Messina, in arte nuemex

Come ben sapete, sono una persona amante dei viaggi rilassanti, della tranquillità e del riposo. Quindi, quando il mio amico Massimo mi ha chiesto di accompagnarlo per circa 250 km fino a un paesino vicino Ragusa a prendere delle piantine per la sua azienda, ho iniziato a riflettere sulla cosa. Da quando è stato chiuso il viadotto sulla Palermo – Catania e quindi è stato interrotto il traffico sull’autostrada, attraversare la Sicilia è diventato una specie di viaggio della speranza o percorso di crescita spirituale. Leggende narrano infatti che un giovane cinese dopo aver percorso le Strade Statali della Sicilia per qualche mesetto, sia tornato in patria con il nuovo nome di Siddartha. Altri raccontano invece di popoli conquistatori che hanno iniziato il proprio viaggio e, perdendosi tra le montagne, hanno poi fondato paesini lungo la strada o si sono trasformati in spiriti dei boschi.
Incuriosito poi dalle tante notizie sulla fantomatica strada alternativa, ho deciso, nel pieno delle mie facoltà fisiche e mentali, di accompagnarlo in questa impresa. Nel 2014 l’itinerario sarebbe stato un semplicissimo Palermo – Caltanissetta in autostrada, poi lo scorrimento veloce per la ridentissima Gela e poi un mix di strade statali e provinciali fino alla fiorente area agricola vicino Santa Croce Camerina. Una passeggiata di circa 3 ore. Nel 2015, il percorso è teoricamente lo stesso, ma con l’interruzione prima di Caltanissetta all’altezza di Scillato, bisogna percorrere la famigerata “strada alternativa” per Polizzi Generosa e poi tornare in autostrada.

Partiti intorno alle 10.30 di mattina, arriviamo in perfetto orario alla deviazione che ci costringere a percorrere una strada di montagna per circa 40 minuti e ritornare in autostrada. Probabilmente perché era mattina o molto più probabilmente perché abbiamo avuto culo, ma questa deviazione non mi è sembrata così terribile come dicevano tutti. Era di sicuro piena di curve, il manto stradale non era perfetto, ma, abituato alle strade di Palermo, me la immaginavo sicuramente molto peggio. Il paesaggio con i campi di “sulla” in fiore alleggeriscono la salita e anzi ci promettiamo di fermarci per qualche fotografia al ritorno. Lungo la strada vediamo infatti un gruppo di motociclisti dal cuore tenero fermi a farsi le foto con i campi rosa sullo sfondo. Vennero successivamente ribattezzati da Massimo come la terribile gang “Sulla Moto”, un gruppo di motociclisti che si pone due obiettivi: la ricerca dei campi di sulla e l’uso della violenza con chi li calpesta.

Campi di sulla nella Palermo Catania

Riguadagniamo così l’autostrada e giungiamo a Gela, ridentissima città del petrolchimico. Solitamente all’ingresso di un centro urbano i cartelli sono accoglienti e mostrano le bellezze cittadine: chi scrive Città del vino, chi Città delle pesche, chi Città del buon vivere. Invece arrivi a Gela e trovi scritto “Città videosorvegliata” come per dirti, “Ormai sei arrivato qua, stai attento a quello che fai”. Trovi poi i cartelli “Gela all’EXPO” e, facendo 2+2, subito pensi che la città avrà fornito alla manifestazione l’impianto di videosorveglianza. Gela non mi piace completamente: oltre al petrolchimico gigantesco che impuzza tutta la zona, i prospetti di metà delle case non sono finiti e per strada è pieno di camion e gente che sembra aggressiva. La via di attraversamento è piena di negozi che fanno “Panini al volo”; forse i commercianti, per venire incontro a chi arriva qui e già se ne vuole andare, ha inventato questo metodo per cui ti lanciano i panini direttamente in macchina così neanche scendi.

Superata Gela e molti chilometri fra il mare e le serre, giungiamo a destinazione; carichiamo l’auto con un migliaio di piantine di peperoncini, pranziamo con un panino in mezzo alla strada e verso le 15.30 ripartiamo verso casa. Fermandoci a fare GPL facciamo amicizia con il “benzinaio” (gipiellaio mi sembrava brutto) che vedendo la macchina stracolma di piantine attacca bottone. Nel suo racconto ritroviamo la malinconia di chi prima coltivava la terra con passione e ora si trova a gestire un distributore di GPL in mezzo al nulla. Dopo aver regalato una piantina a un tizio che si era fermato per il rifornimento, ritorniamo al nostro viaggio. Attraversiamo con leggiadria la strepitosa Gela, lo scorrimento veloce e giungiamo nuovamente alla deviazione dell’autostrada. Forti della nostra “prima impressione” positiva, decidiamo che possiamo concederci qualche minuto fermandoci nel bellissimo campo di sulla che avevamo visto all’andata. Parcheggiata l’auto di fronte un abbeveratoio, arriviamo alla “collina violetta” e incontriamo un anziano agricoltore. “A chi cercate?” “No a nessuno, volevamo solo guardare da vicino il campo” “Ma siete di Polizzi?” attimi di silenzio lasciano intendere che la risposta a questa domanda potesse segnare per sempre il nostro futuro “No siamo di Palermo” “Ah ok.” Terminate le foto, riprendiamo soddisfatti il percorso, ma appena entrati a Polizzi Generosa la catastrofe è solo all’inizio. Come vi dicevo, la strada alternativa, non è in condizioni pietose, ma è stretta e piena di curve. Siccome viene attraversata da tutti i pullman che vanno da Palermo a Catania più tutti quelli che girano per i paesini, le tante curve lungo il percorso fanno sì che due mezzi in direzioni opposte nello stesso punto blocchino tutto. E così è stato. Per circa mezzora la Sicilia è stata bloccata a metà senza nessuna possibilità di fuga. Come Cristo si è fermato a Eboli, il traffico si è fermato a Polizzi Generosa. Nel giro di pochi minuti, quando è stata compresa la situazione, si è subito scatenata la psicosi collettiva. Noi e molti altri abbiamo infatti fatto inversione di marcia e provato a risalire verso il centro di Polizzi. Il risultato è stato quello di ritornare allo stesso punto di prima dopo aver fatto un bel giro turistico. Chiedendo quindi alle persone del luogo abbiamo ricevuto risposte molto ottimiste “Vedi che questa è l’unica strada per tornare” e altre un po’ più speranzose “Potete provare a pigliare di lu chianu… Giovanni l’accompagni tu?” “No ma io oramai mi ni vaju da Castellana…”. Alcuni nostri compagni di sventura hanno provato a cercare da soli nuove strade o quella “di lu chianu”, ma sembra che ad oggi siano ancora dispersi nelle montagne. Controllando su Google Maps, infatti non c’era nessun’altra strada per ritornare a Palermo se non quella di provare a lanciarsi con il deltaplano. Rassegnati quindi a rimanere lì, mentre stavo per chiamare mia madre e avvisare che dormivo fuori, qualcosa si muove e il blocco principale viene superato. Trovandoci dietro a due pullman, l’intero tragitto alternativo ha visto almeno altri tre blocchi lungo il percorso, facendomi rimangiare tutto quello che avevo pensato all’andata su esagerazioni, foto di gente sui muli e pensieri sugli aerei Palermo-Catania. Noto con impressionante sorpresa la vista dall’alto sull’autostrada deserta (senza i confini del mare) e mi sconforto al pensare a quanto ancora si dovrà aspettare prima di ritornare ad essere nel mondo moderno. Giungiamo intanto, dopo qualche oretta, al bivio verso l’autostrada; con l’indicazione per Catania sapientemente oscurata con un sacco nero della spazzatura e lo scotch, completiamo la strada alternativa e riconquistiamo la via di casa con tutte le altre auto che erano con noi che, forse per sfogarsi, cominciano a correre come i pazzi e incazzati come i super sayan.
Completo il resoconto sulla strada alternativa con una pagella come si usa ogni tanto fare:

Coerenza percorso-traffico: 4
Segnaletica: 5
Presenza Vigili: 3
Rapporto qualità-prezzo: 6
Prestazioni: 5
Storia: 6
Grafica: 7
Spiritualità: 7

Concluso il viaggio si arriva alle riflessioni. A questo punto, visti i tempi biblici, penso che bisognerebbe sfruttare la situazione il più possibile: sto pensando, ad esempio, a un bel casinò o un villaggio vacanze a Polizzi Generosa per ingannare l’attesa quando arrivano i pullman; la legalizzazione delle droghe leggere nella strada o coffee shop durante il tragitto per alleggerire la tensione; oppure, in vista del prossimo Giubileo, instaurare una bella convenzione con il Vaticano e fare in modo che chi attraversa in macchina la Palermo Catania, possa ottenere il perdono per qualche peccato. Che so, magari per quelli più leggeri, con rito abbreviato; dopo queste ore di purgatorio in mezzo alle montagne, secondo me un pochino di perdono te lo meriti. Mi sta venendo adesso il dubbio se quel bando della Regione Sicilia sugli “itinerari religiosi”, non sia stato previsto per questo e il crollo del pilone sia il solito complotto complottistico.
Per quanto mi riguarda, per aver fatto compagnia ad un amico per circa 9 ore e per aver affrontato un viaggio indietro nell’Italia post dopoguerra, un pezzetto di paradiso penso proprio di essermelo meritato.

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Comments

  • antonio
    8 giugno 2015 Rispondi

    Stupenda e, purtroppo penosa, la Sicilia merita ben altro, ma resta sempre di una bellezza straordinaria.

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